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» Testimonianza di Vanesa - VIEWS Italia

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Testimonianza di Vanessa durante il suo Servizio Volontario Europeo a Liege.

Prima di partire

Scrivevo: “Je serai une SVE!” ma nessuno capiva di cosa stessi parlando.

Voglia di partire, ad ogni costo.

Voglia di vivere un’esperienza all’estero.

Voglia di imparare, di mettermi in gioco, di riflettere sulla mia vita futura, di rendermi utile, di scoprire nuove culture e di conoscere nuove persone…

Durante lo SVE

Un mese prima di partire avere paura, domandarmi perché ho scelto di lasciare l’Italia… E poi qualche giorno prima di salire su quell’aereo all’aereoporto di Milano non rendermene conto, tanto da fare le valige solo il pomeriggio precedente!
Eppoi eccomi qui, a Liege, in Belgio insieme a due volontarie polacche le quali se non mi parlano in francese, niente, non le capisco…!

Hania ed Alexandra, con una cultura diversa dalla mia, a volte anche troppo più rigida della mia…! Con le loro abitudini differenti. Trovarci qui assieme a condividere non solo l’appartamento ma ahimé anche la camera!

Non è stato facile, forse non è tutt’ora facile ma ci stiamo abituando.

Siamo arrivate qui il primo di Marzo e finalmente dopo 2 mesi abbiamo preso un nostro ritmo di vita, ci siamo adattate l’una alle esigenze delle altre e ci stiamo ambientando. Riusciamo persino a scherzare in francese tra noi!

I primi 15 giorni sono stati i più intensi: corso di orientamento per imparare subito dove si trova la sede del lavoro e i negozi principali per le spese, corso di francese quasi ogni giorno, corso di autonomia domestica per apprendere ad usare i vari elettrodomestici della casa, formazione all’ascolto attivo, formazione al primo soccorso…

E finalmente il quindicesimo giorno siamo entrate a lavoro: io all’Irhov, una scuola speciale per bambini e ragazzi non vedenti e sordi, Hania come insegnante di francese in un corso per signore turche, alexandra in una organizzazione che si occupa di immigrati africani.

I miei compiti a scuola? Con i bimbi della scuola primaria organizzo giochi e altre attività ludiche(ad esempio ho contattato un gruppo il quale insegna ai bambini a suonare il djambe e fa loro riprodurre ritmi con i piedi e con le mani), individualmente mi occupo di insegnare l’informatica di base ad alcuni bambini ed insegno loro altre strumentazioni Braille.

Nella stessa classe di bimbi non e ipo vedenti aiuto per quanto riguarda la realizzazione di uno spettacolo teatrale, dei 3 giorni sulle Ardenne e della preparazione di riunioni dei genitori.

È bellissimo a distanza di due mesi vedere come i bambini mi cercano, hanno voglia di giocare con me, si divertono durante le attività e soprattutto vedere la loro curiosità e voglia di apprendere l’informatica. Questo mi rende fiera di quello che faccio e mi motiva ogni giorno di più.

Nella scuola secondaria il mio progetto di lavoro ha più difficoltà di essere realizzato: essendo appunto il luogo dove lavoro una scuola, non ho molto spazio per organizzare attività ludiche come avrei dovuto fare, quindi il direttore mi ha proposto di aiutare durante la lezione di Braille e di supportare una ragazza non vedente durante le lezioni di informatica.

All’Irhov ho avuto la possibilità di scoprire come funziona una scuola speciale per disabili visivi dato che in Italia non le abbiamo, e questo per me è stato molto interessante poiché solo vedendo la realtà ci si può rendere davvero conto di come funzionano e se veramente funzionano. Ed ora mi sento molto più consapevole di cosa significa integrazione e insegnamento speciale e di quali sono i loro pregi e difetti.

È stata dura e devo dire che ancora lo è: parlare ogni giorno un’altra lingua ed avere l’impressione di non essere in grado di esprimersi come si vorrebbe, doversi integrare a lavoro e trovare il proprio spazio per essere utile, dover fare nuove conoscenze e nuovi amici, imparare a poco a poco a muoversi nella città grazie a Nico, l’insegnante di orientamento, ma avere la sensazione che le cose apprese adesso tra 2 mesi non serviranno più a niente perché dovrò rientrare in Italia. Già, è quasi frustrante, più sono autonoma per muovermi in città più si avvicina il giorno in cui dovrò partire…

Il primo mese e mezzo mi è servito per capire come funzionano le cose qui in Belgio, per ambientarmi…. E adesso che sto cominciando a prendere parte ad attività organizzate in città, adesso che sto cominciando a conoscere gente…. Già vedo il giorno in cui dovrò tornare a casa…

Allora mi dico…. Voglio restare! Non posso andarmene proprio adesso!

Proprio ora che le cose si stabilizzano e vanno bene, ora che comincio a conoscere i vicini di casa, ora che ho trovato il mio ritmo belga…. E che comincio a sognare in francese!

Già, quanto è divertente sognare in un’altra lingua!

E poi…. “Je suis italienne!” non sono mai stata così felice di dirlo come da quando sono qui! Proprio vivendo all’estero mi sono resa conto di quanto io mi senta italiana e di quanto apprezzi la nostra cultura, il nostro paese, le nostre leccornie… nonostante ci siano ancora tante cose che non funzionano!

E a parte il senso di appartenenza alla mia nazione di gran lunga aumentato, mi arricchisce tantissimo giorno dopo giorno vivere con persone che hanno altre culture, altre abitudini… perché qui in Belgio non si trovano solo belgi! Polacchi, rumeni, turchi…. Cadono le barriere del pregiudizio e non c’è cosa più importante di questa.
Laggiù l’Italia, i miei amici, la mia famiglia, le cose che mi mancano tantissimo…. Qui io e il Belgio…. È come vivere in un’altra vita! Una parentesi, un sogno…. Che dal 2005 desideravo e che finalmente si è realizzato… Anche se solo per pochi mesi!

Non so se in futuro potrò fare un altro SVE anche se lo vorrei tantissimo(ed ancora non ho terminato questo!), ma se nel nostro stivale c’è qualcuno non o ipo vedente che a voglia di partire per trascorrere alcuni mesi a Liege… Qualcuno che abbia tra i 18 e i 30 anni e che già sappia un po’ di francese… contatti al più presto Views Italia!

Gennaio 2010:

A distanza di due anni ho presentato la mia esperienza di volontariato europeo alla facoltà di scienze della formazione dell’università di Bologna dove attualmente studio frequentando il corso di laurea in educatore sociale. La facoltà, dopo aver esaminato la documentazione inerente il mio sve e dopo aver verificato che l’esperienza svolta all’Irhov fosse coerente con i miei studi, ha accettato di riconoscere questa mia esperienza come credito per il tirocinio previsto dal mio corso di laurea.

Lo SVE non è ancora molto conosciuto in Italia ma lo youthpas, certificato rilasciato dopo aver partecipato ad un progetto del programma gioventù in azione, ne attesta la validità come esperienza di apprendimento informale.

Quindi può darsi che previa presentazione dello youthpas e di idonea documentazione, un’altra facoltà di una differente università, convalidi lo sve come tirocinio previsto dal corso di laurea.

Questa per me è stata davvero un’ottima opportunità, perciò suggerisco a chi ha già svolto o ha intenzione di svolgere lo sve, e frequenta l’università, di informarsi presso l’ufficio tirocini della sua facoltà per sapere se lo sve può essere riconosciuto ai fini del tirocinio curriculare.

Vanessa Cascio


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